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NOZIONI
DI PRIMO SOCCORSO |
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GRAVI
EMORRAGIE |
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L'emorragia
è una fuoriuscita del sangue dai vasi sanguigni, la cui gravità
dipende dalla quantità di sangue che viene perso e dalla sua
rapidità di uscita. Le emorragie più pericolose sono
quelle derivanti dalla lesione di una vena o di una arteria. Una grave
emorragia, soprattutto se arteriosa, costituisce una urgenza assoluta,
e solo un intervento immediato del primo soccorritore può salvare
la vita dell'infortunato. Nei casi più gravi la situazione
può diventare irreparabile nel giro di pochi minuti. Nessuna
esitazione è quindi giustificata davanti ad un infortunato
con grave emorragia, non va neppure perso tempo per chiamare i soccorsi
qualificati prima di aver tamponato l'emorragia. Secondo statistiche,
oltre il 95% delle emorragie pericolose può essere risolto
con una semplice misura:
La fasciatura compressiva
Questa pratica si esegue sulla ferita, sul punto di sanguinamento.
Prendere una benda, ma va anche bene qualsiasi materiale largo (ad
esempio cravatte, sciarpe, cinture, etc.), passarla una volta sulla
ferita poi sovrapporre sul punto di sanguinamento un tampone, consistente
ma non rigido (tipo un'altra garza ripiegata, un pacchetto di fazzoletti
di carta, etc.), continuare la fasciatura, tenendo la benda ben tesa,
in modo che il tampone venga ad esercitare una compressione sulla
zona di emorragia; tirare finché il sangue non esce più.
Se il sanguinamento dovesse continuare, la fasciatura compressiva
non va sciolta, ma continuata sovrapponendo un nuovo tampone.
Le più importanti emorragie arteriose, quelle al collo, all'inguine
o alla coscia, non possono essere bloccate da una compressione sul
punto di sanguinamento. In questo caso la compressione verrà
effettuata lontano dal punto di sanguinamento, utilizzando le proprie
mani come tenaglie per schiacciare l'arteria contro un piano osseo.
Questa manovra si chiama compressione digitale a distanza e va eseguita
sempre a monte della ferita.Questi punti possono essere ricercati
su noi stessi, a scopo di addestramento, in quanto vi è possibile
rilevare la pulsazione dell'arteria sottostante. Alcuni punti di compressione
sono i seguenti:
Arteria succlavia: per emorragie della spalla; comprimere
con la punta delle dita dietro alla clavicola, spingendo l'arteria
succlavia in basso sulla prima costa.
Arteria ascellare: per emorragie del braccio (dalla
spalla al gomito); comprimere con i due pollici paralleli al centro
dell'ascella abbracciando con le altre dita incrociate la spalla.
Arteria omerale: per emorragie della parte finale
del braccio e del gomito; sollevare il più possibile il braccio
dell'infortunato mentre con le dita lunghe si comprime sulla faccia
interna del braccio, a metà altezza, sotto al muscolo bicipite,
comprimendo l'arteria omerale sull'omero.
Arteria radiale: per emorragie dell'avambraccio (dal
gomito al polso) e della mano; simile alla compressione dell'arteria
ascellare. Si comprime con i due pollici tenuti paralleli nella piega
del gomito mentre con le altre dita incrociate si abbraccia il gomito
stesso.
Arteria femorale: per emorragie della coscia; premere
con tutto il peso del corpo, con il pungo chiuso ed il braccio teso
nella piega inguinale, mantenendo le dita parallele alla piega ed
il braccio teso in direzione del bacino e non perpendicolarmente al
terreno.
Arteria poplitea: per emorragie della gamba (dal
ginocchio alla caviglia) e del piede; simile alla compressione dell'arteria
ascellare ed omerale del gomito. Premere con i pollici paralleli all'interno
della piega del ginocchio abbracciando contemporaneamente con le altre
dita incrociate il ginocchio stesso.
La compressione digitale a distanza va mantenuta fino all'arrivo del
personale specializzato.
Il laccio emostatico
Discorso a parte va fatto per l'uso del laccio emostatico. Quest'ultimo
determina il totale e prolungato arresto della circolazione sanguigna
dell'arto al quale esso viene applicato. Però le controindicazioni
che comporta sono molto importanti e devono essere sempre tenute in
considerazione. Il laccio infatti comporta la totale assenza di irrorazione
sanguigna ai tessuti sottostanti ad esso con conseguente accumulo
di scorie e sostanze tossiche che se entrano in circolo possono comportare
gravissimi rischi per l'infortunato. La mancata irrorazione comporta
anche la necrosi (morte) dei tessuti in quanto non vengono alimentati
dalle sostanze nutritive. Inoltre vi è il grave rischio dello
scatenarsi di un imponente stato di shock nel momento in cui viene
allentato il laccio. Quindi da queste ragioni si capisce che l'uso
del laccio deve essere sempre ben meditato, non deve mai essere preso
con leggerezza, ma soprattutto lo si deve usare come "ultimo
ed estremo rimedio" e solo ed esclusivamente se tutte le altre
manovre descritte precedentemente falliscono.
I tre casi principali in cui è consentito l'uso del laccio
emostatico sono i seguenti:
Amputazione.
Schiacciamento.
Gravi ed inarrestabili emorragie arteriose.
Nei primi due casi il laccio va posto immediatamente e senza esitazioni
in quanto non vi è nessun pericolo di perdita dell'arto, essendo
questo già perso.
Come porre il laccio emostatico: il laccio va posto
solamente a quelle porzioni di arto che includono un osso singolo
(ad esempio nel braccio a livello dell'omero e nella coscia a livello
del femore) in quanto dove sono presenti due ossa l'arteria può
scorrere tra di esse. Esso va posto sempre alla radice dell'arto stesso;
come laccio si possono usare vari materiali, come ad esempio cinture,
cravatte, stracci arrotolati, etc. ma non si devono mai usare materiali
taglienti (spaghi, fili, stringhe, etc.). Una volta messo non va mai
tolto (viene tolto solo all'interno del pronto soccorso) in quanto
si può verificare un'emorragia molto più intensa di
prima senza contare il grave rischio di shock sia per l'emorragia
che per l'entrata in circolo delle sostanze tossiche. Se l'infortunato
non giunge in ospedale entro 15 minuti il laccio va comunque allentato
per cercare di evitare la morte dei tessuti non irrorati.
Nel fare questo l'infortunato deve essere messo in posizione antishock
e gli si devono mantenere sotto continuo controllo i parametri vitali
(polso e respiro). Il laccio si deve allentare di poco e molto lentamente:
se l'emorragia riprende intensamente si deve stringere nuovamente
il laccio come prima, senza nessuna esitazione. Se l'emorragia riprende
ma in modo molto scarso si tiene il laccio allentato per 3-4 minuti
al massimo e poi lo si ristringe. Se invece l'emorragia non riprende
si può lasciare il laccio allentato ma non va mai tolto.
Attenzione: un diffuso quanto sbagliato luogo comune
recita che in caso di morso di vipera (molto diffusa in Italia) si
deve porre un laccio emostatico sull'arto in cui vi è il morso.
Niente di più sbagliato, sarebbe un gravissimo quanto imperdonabile
errore. Il rimedio più efficace è il posizionamento
di una fasciatura compressiva 5-6 centimetri sopra il punto in cui
si trova il morso.
Riassumendo, in caso di gravi emorragie:
Sdraiare il ferito.
Sollevare l'eventuale arto infortunato.
Porre una fasciatura compressiva.
Compressione digitale a distanza.
Porre l'infortunato in posizione antishock (gambe sollevate).
Tranquillizzare l'infortunato.
Attendere l'arrivo del soccorso qualificato
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